Storia ed archeologia

Fondata dai Fenici sopravvissuti alla distruzione di Mozia con il nome di Lilybeo, Marsala ha vissuto intensamente il periodo Punico, Romano, Arabo e Normanno delle cui dominazioni permangono importanti testimonianze...

Complesso Monumentale di San Pietro

Il centro espositivo più importante è il Complesso Monumentale di San Pietro, in pieno centro storico, dove è situato il Museo Garibaldino, progettato a ricordo dello storico sbarco di Giuseppe Garibaldi, avvenuto nel 1860.
Sito nell'area dell'antico ghetto ebraico di Marsala, è il primo monastero dedicato a San Pietro edificato nell'alto Medioevo per volere della nobile lilibetana Adeodata.
Verso la fine del XIII secolo, i padri Domenicani costruiscono un convento con annesso un edificio per il culto; ceduto nel 1418 alle Benedettine, le strutture dell'edificio vengono ulteriolmente allargate.
Oggi il Complesso monumentale S. Pietro è anche la sede del Museo Civico.



Il Museo Baglio Anselmi e la Nave Punica

Il Baglio Anselmi è una costruzione nata sul finire del secolo scorso come stabilimento vinicolo per la produzione del "Marsala" ed è parte integrante del Parco Archeologico di Lilybeo.
Gli spazi espositivi del museo sono quelli dei due grandi magazzini del baglio, dove venivano stivate le botti.
La fase romano-imperiale di Liliyeo è attestata da una serie di pannelli fotografici che rappresentano la Villa di Capo Boeo.
Nel cortile interno è visibile un saggio di scavo che ha portato alla luce una tomba, una fornace e strutture murarie che documentano la notevole frequentazione dell'area sin dal IV sec. a.C.
Inoltre sono esposti: materiali preistorici provenienti dal comprensorio di Marsala e di Mazara del Vallo; reperti provenienti da Mozia, fra cui un’urna funeraria, due stele provenienti dal tofet, alcuni monili.
I reperti provenienti dalla ricca necropoli sono disposti secondo un criterio cronologico.
Vi sono: i reperti di ceramica con decorazione sovradipinta del cosiddetto "Gruppo di Lilibeo" (fine IV - inizio III sec. a.C.); alcuni corredi funerari provenienti dagli scavi degli anni ’70; un'iscrizione onoraria pubblica rinvenuta a capo Boeo (II sec. a.C.).
Al centro della sala sono visibili due pavimenti a mosaico provenienti dall’antico abitato di Lilybeo: uno con tessere di marmo bianco e con un emblema raffigurante un quadrupede (inizi V sec. d.C.), e uno policromo proveniente dall’insula di Capo Boeo (fine III sec. d.C.), di cui è esposto un grande plastico esplicativo.
Il Museo archeologico Baglio Anselmi ospita il relitto della Nave Punica, ritrovata nello "Stagnone" di Marsala e recuperata intorno al 1970.
Si tratta di una lunga nave da guerra, affondata nel corso della battaglia delle Egadi che diede la vittoria ai Romani sui Cartaginesi, nel periodo prima della nascita di Cristo.
Oltre al relitto della nave punica il museo espone ed illustra la storia di Lilybeo e del territorio storicamente ad essa connesso, dalla preistoria al medioevo.

La necropoli di Lilybeo

Lilybeo (l’odierna Marsala) sorse sul promontorio sito sull’estremo limite occidentale della Sicilia che fronteggia le coste libiche.
Il nome è strettamente legato alla particolare posizione geografica del sito, noto nell’antichità dalle fonti letterarie anche per la presenza di una sorgente (attuale Chiesa di S. Giovanni).
Lilybeo fu fondata intorno al 397 a.C. dai superstiti della vicina isola fenicia di Mozia, distrutta dal tiranno siracusano Dionisio.
La città occupava un grande quadrilatero delimitato dai lati Sud-Ovest e Nord-Ovest dal mare; i lati Sud-Est e Nord-Est, dalla parte della terraferma, erano difesi da un profondo fossato e da una possente cinta muraria, rafforzata da torri.
Sul lato nord-orientale, oltre il fossato, si estendeva una vasta necropoli.
Essa divenne ben presto una inespugnabile base militare cartaginese riuscendo, grazie alle sue imponenti fortificazioni, a resistere all'assedio di Dionisio nel 368 a.C. e a quello di Pirro, nel 277 a.C.
Nel corso della prima guerra punica, Lilybeo costituì per i Cartaginesi la base di difesa per mantenere il dominio in Sicilia: i romani, per lunghi anni, bloccarono la città per terra e per mare, ma i cartaginesi Imilcone e Annibale riuscirono comunque a mantenere le comunicazioni con l’Africa.
Soltanto nel 241 a.C., a seguito della ratifica del trattato di pace, Lilybeo fu evacuata dal presidio cartaginese e consegnata ai romani.
Il ruolo di testa di ponte verso l'Africa fu mantenuto anche nel corso della seconda guerra punica quando i Cartaginesi tentarono, invano, di rioccuparla.
Sotto il dominio romano visse un periodo di prosperità economica, mantenendo il suo carattere di importante base navale.
Diventata municipio in età augustea, Lilybeo fu elevata al rango di colonia.
Agli inizi del V sec., quando la città fu devastata dai Vandali, è documentata la presenza in essa di una comunità cristiana, essendo stata istituita, al tempo del Papa Zosimo, la diocesi di Lilybeo.

La Villa Romana

Sul lato nord-ovest del parco archeologico, poco distante dal Museo, si trova il complesso edilizio più significativo della Lilybeo di età romana.
Si tratta di un’unica lussuosa abitazione, provvista di ambienti spaziosi, distribuiti intorno ad un atrio tetrastilo ed a un vasto peristilio.
ll blocco di una intera insula, è stato scoperto poco prima del 1939 e in esso sono stati ritrovati due differenti livelli di costruzione corrispondenti a due diverse fasi edilizie: una più antica, risalente al II sec. a.C., e una più recente, databile tra la fine del II sec. e i primi del III sec. d.C.
La villa ci conserva un complesso di bagni privati, cui si accedeva tramite un vestibulum, ovvero l’ingresso vero e proprio, e un piccolo apodyterium, lo spogliatoio.
Da qui si passava al frigidarium, la stanza per il bagno freddo, un ambiente di notevoli dimensioni, riccamente decorato, e poi agli ambienti caldi: prima al tepidarium, una stanza di passaggio, intermedia fra le due precedenti che a volte veniva adibita a spogliatoio, quindi al laconicum, il sudatorio, così chiamato perché gli Spartani ne avrebbero fatto uso per primi, ed infine ai due calidaria, le stanze per il bagno caldo con le vasche d’immersione.
Quasi tutti gli ambienti privi, come detto, delle strutture di alzato sono impreziositi da decorazioni pavimentali a mosaico, figurato e geometrico, per lo più a colori, realizzate con vari tipi di marmi locali e continentali.
Una delle stanze più note, presenta come soggetto la testa di Medusa: all’interno di una grande fascia con bordo intrecciato prende vita un gioco di rombi colorati che formano a loro volta una stella, contenente la pregevole rappresentazione della testa della Gorgone.
Di notevole varietà è, poi, la decorazione musiva del frigidarium, ben conservata, con un’apertura centrale ed inserita all’interno di un quadrato di tessere nere e di una successiva fascia smerlata.
Le ricche decorazioni musive testimoniano il grado di raffinatezza e di evoluzione delle maestranze di architetti e di artigiani che operavano nel luogo e sono logicamente riflesso di quella floridezza e di quella prosperità di cui godette per lungo tempo l’antica Lilybaeum.

Il Museo Whitaker di Mozia

Il Museo di Mozia è il primo museo punico sicilano.
Allestito all'inizio del XX sec, per ospitare i reperti archeologici che gli scavi di Whitaker avevano portato alla luce, conserva oggi interi corredi funerari provenienti dalla stessa isola di Mozia e da Lilybeo.
Il nuovo museo ha anche l’obiettivo di mostrare tutti i reperti raccolti in età moderna, da dopo Whitaker agli ultimi scavi, cioè dal 1955 circa fino al 1995.
All' interno del Museo si trovano iscrizioni, frammenti, terrecotte, vasi e ceramiche.
Gli oggetti non sono solo fenici, ma esistono anche rimanenze delle civiltà precedenti: Sicani o Siculi o Elimi.
Elemento di grande vanto per il museo è il famoso Giovinetto di Mozia , una stauta di marmo bianco di straordinaria bellezza e finemente modellata.
La statua, alta 1,81 metri, è un originale greco del V secolo a.c., probabilmente commissionata da uno dei ricchi abitanti di Mozia.
Le altre stanze raccolgono reperti del periodo fenicio (molti dei quali in pietra); oggetti riguardanti Mozia prima dell’arrivo dei Fenici; esposizioni dei reperti delle fortificazioni, ovvero delle mura; ceramiche rinvenute lungo la costa nord orientale, di varie forme, misure e usi diversi; ritrovamenti del Santuario di Cappiddazzu; i corredi funerari di Birgi.
E ancora: urne, terrecotte figurate, protomi femminili di origine greco-egizia, statuette al tornio di produzione punica con ascendenze orientali e alcune stele, le più significative fra le moltissime ritrovate che dal VI secolo venivano disposte assieme alle urne per segnalare il luogo della deposizione, a volte con una breve e semplice iscrizione indicante il nome dell’offerente.

Le ricchezze che ospita il Il Museo Whitaker lo rendono un luogo di particolare interesse storico-culturale, capace di conservare e trasmettere le caratteristiche e le origini della splendida Isola di Mozia e della sua civiltà....